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Memoria - Il piccolo miracolo della notte di Natale del 1917

Articolo di venerdì 22 dicembre 2023
Protagonisti
Spirito natalizio
Autrice
Laura Bajardelli
vedi altri articoli di Laura Bajardelli

Nel borgo di Ossana in alta Val di Sole in Trentino, anche quest’anno si rinnova la tradizione dei presepi.

Piccoli e grandi, classici e contemporanei, amatoriali e artistici. Se ne contano ormai quasi duemila lungo un percorso che si snoda tra cortili, passaggi coperti tra le antiche case e palazzi medioevali, seguendo un filo rosso che porta fin dentro le mura del castello di San Michele. E qui c’è un presepe speciale che racconta una storia che sembra una fiaba: la notte di Natale del 1917 soldati italiani e austriaci, con uniformi e bandiere di colore diversi, si trovano divisi dal filo spinato, ma accomunati dal desiderio di casa, dello stare insieme in famiglia, celebrando la speranza.

Suono di mitragliatrici, spari, e poi un coro degli alpini “Era una notte che pioveva”. Poi, con il tono delle storie di una volta, nostalgiche e malinconiche di un tempo che fu o per molti mai vissuto, una voce inizia a narrare: “Era il 1917 uno dei terribili anni della Prima guerra mondiale. Sulle trincee spirava un vento gelido. I soldati si muovevano cauti, la notte era senza luna, ma serena e tutti avevano paura di incontrare delle pattuglie nemiche, perché il nemico era davanti a loro. Ad un tratto un caporale disse sottovoce “È nato!”.

“Eh?” fece un altro senza afferrare l’allusione. “Deve essere la mezzanotte passata, perbacco! La notte di Natale! Al mio paese mia moglie e mia madre saranno già in chiesa”.Un altro compagno osservò: “Guardate, là! C’è una grotta. Andiamo dentro un momento. Saremo riparati dal vento”. Entrarono nella grotta e il più giovane del gruppo si tolse l’elmetto, si sfilò il passamontagna e si inginocchiò in un cantuccio. Il caporale rimase all’entrata e voltò le spalle all’interno con fare superiore, ma era perché aveva gli occhi pieni di lacrime. Il più vecchio del gruppo si tolse i guantoni, raccolse un po’ di terra umida e, manipolandola qualche minuto, le diede la forma approssimativa di un bambinello da presepio. Poi prese il fazzoletto nell’elmetto del compagno e vi depose il Gesù Bambino. Si scorgeva appena nella fioca luce delle stelle riflessa dalla neve.

Il caporale, trascurando ogni prudenza, tolse di tasca un mozzicone di candela, l’accese e la pose vicino all’insolita culla. Poi sottovoce uno cominciò a recitare: “Padre nostro che sei nei cieli… “. Poi tutti continuarono e avevano il cuore grosso da far male.

Il raccoglimento durò ancora dopo la preghiera. Nessuno voleva spezzare l’atmosfera che si era creata.

Improvvisamente, alle loro spalle, una voce disse: “Frohe Weihnachten!” (Buon Natale!). Una pattuglia austriaca li aveva colti alla sprovvista. Con le armi puntate, stavano all’imboccatura della grotta. Mentre i soldati scattavano in piedi, la voce ripeté con dolcezza: “Buon Natale!”. I nemici abbassarono le armi e guardarono la povera culla. Erano tre giovani e avevano bisogno anche loro di un po' di presepio, anche se povero. Si guardarono confusi, poi si segnarono e cominciarono a cantare Stille Nacht, la bella melodia natalizia che tutti conoscevano. Tutti si unirono al coro, anche se si cantava in lingue diverse.

Poi quando si spense l’ultima nota del canto, il caporale si avvicinò a uno dei giovani nemici e gli tese la mano, che l’altro strinse con calore. Tutti fecero altrettanto, augurandosi il buon Natale. Poi, uno degli austriaci trasse da dentro il pastrano una piccola scarpina da neonato. Doveva essere quella del suo bambino, e se la teneva nel cuore; e dopo averla baciata, la depose accanto al Bambin Gesù rimanendo per alcuni attimi in preghiera. Poi si voltò di scatto e seguito dai compagni, si allontanò voltando le spalle senza timore, e scomparve nella notte di quel gelido Natale di guerra.” In quegli anni terribili tra il 1914 e il 1918, le potenze alleate della Triplice Intesa si contrapposero alla coalizione degli imperi centrali: Gran Bretagna, Francia e Russia da una parte; Germania, Austria-Ungheria e impero ottomano dall'altra. Più tardi con le potenze dell’Intesa si schierarono anche Bulgaria, Giappone, Stati Uniti, l’Italia e altri Paesi, persino d’oltreoceano. E il conflitto divenne mondiale. Ci furono diversi episodi di cessate il fuoco non ufficiali, il film del 2005 “Joyeux Noël - Una verità dimenticata dalla storia” celebra la tregua avvenuta spontaneamente fra soldati di trincea tedeschi, francesi e scozzesi. Era la notte di Natale. In diverse zone del fronte, soldati nemici festeggiarono insieme, si scambiarono doni come cibo, tabacco, sigarette, bevande, distintivi e bottoni. Pare si sia giocata persino una partita di calcio (o forse si trattò solo di qualche scambio con una palla fatta di stracci.

I soldati di queste storie hanno ritrovato la loro umanità specchiandosi nel nemico che in realtà erano uomini come loro. Tornano nitide alla mente le parole di Emilio Lussu in “Un anno sull’altipiano”: Ecco il nemico ed ecco gli austriaci. Uomini e soldati come noi, fatti come noi, in uniforme come noi, che ora si muovevano, parlavano e prendevano il caffè, proprio come stavano facendo, dietro di noi, in quell’ora stessa, i nostri stessi compagni.

Oggi, come allora, l’uomo deve riconoscersi nell’altro uomo, nel nemico, almeno per un giorno. E poi per quello successivo.