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Un frate visionario

Articolo di giovedì 28 novembre 2024
Protagonisti
Autrice
Laura Bajardelli
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Un gioiello nascosto di statica ed estetica grazie a un frate visionario

Celebriamo 800 anni dal Cantico delle creature scoprendo il luogo dove è nata l’ispirazione e il frate che lo ha ricostruito

Le celebrazioni per gli 800 anni dal Cantico delle Creature sono ormai imminenti, il 2025 è infatti alle porte. Perché non riscoprire il luogo dove San Francesco ha trovato l’ispirazione e anche il frate che, secoli dopo, seguendo un’intuizione, un sogno o un’utopia, ha riportato alla luce questa storia favolosa?

Già, una storia favolosa, perché pur essendo reale è così straordinaria da sembrare una favola frutto dell’immaginazione. Il 28 febbraio 1991, il Frate francescano Bernardino Greco si è messo alla ricerca dell’antica Romita di Cesi, in provincia di Terni, seguendo le indicazioni dei libri antichi, che ne raccontavano la storia fino al 1717. In questo luogo remoto San Francesco visse nel 1213, contemplando la natura trovò l’ispirazione per il Cantico delle Creature, evidente nel testo in latino che ne anticipava il messaggio Exhortatio ad laudem Dei, esortazione a lodare Dio a mari, fiumi, uccelli del cielo e tutte le creature.

Frate Bernardino Greco

Tra rovi e macerie la sorpresa dolce-amara, così ne parla Frate Bernardino nel suo libro "La Romita: utopia?": Confrontavo la descrizione del 1717 con quello che era rimasto. Del chiostro si intravedevano tra la vegetazione solo resti di colonne, la chiesa saccheggiata e spogliata di tutto. Divelto l'altare. Crollati i tetti. Dai corridoi e dalle antiche celle dei frati puntavano arbusti e alberi. Sulle macerie del vecchio refettorio era cresciuto il bosco. Le pareti rimaste ancora in piedi ricoperte di edera, liane e rovi. Divelte ed asportate porte e finestre. Di fronte a questo spettacolo di abbandono, distruzione e desolazione provai tristezza e tenerezza.

Il segno del destino

Tra le macerie un particolare emerge, inaspettatamente intatto, davanti agli occhi di Fra Bernardino: Profonda commozione provai al vedere sul portale della Chiesa lo stemma francescano: il braccio di Cristo e di Francesco che si incrociano. L'unica immagine che si era salvata tra le macerie dell'antico convento. Per me fu un segno di riconoscimento e di appartenenza. Fra Bernardino dice di aver sentito la stessa chiamata che aveva portato il fraticello di Assisi in quel luogo sperduto "Va Francesco e ripara la mia casa" e si attiva subito, coinvolgendo il proprietario della Romita e la comunità locale nell’impresa titanica di riportare quelle pietre ricche di storia all’antico austero splendore.

Le origini della Romita

Secondo i libri antichi, questo luogo selvaggio e solitario tra i boschi, sulla montagna, almeno dal IV secolo era abitato da alcuni eremiti, da cui prese il nome Eremita o Romita. Al suo arrivo, San Francesco troverà solo un’antica cappella del X secolo, detta "Benedettina" che restaurerà, continuando però a vivere all’aperto e riparandosi in una grotta, tuttora esistente e visitabile. Come era avvenuto alla Porziuncola di Assisi, alcuni frati costruirono intorno alla cappella delle capanne di legno e foglie. Francesco, infatti, non voleva che i frati costruissero edifici in pietra. (..) Nel corso dei secoli, anche alla Romita i frati costruirono edifici in muratura, seppure in uno stile sobrio ed essenziale solo la forma ed il colore della pietra. Tutto il complesso è costruito su un costone roccioso punto per cui la romita non ha fondamenta. Poggia tutto sulla roccia.

L’equilibrio tra statica ed estetica

Durante la ricostruzione Fra Bernardino e le tante persone che lo hanno aiutato hanno messo in pratica il motto "mani operose, cuore caldo e mente lucida" Non le ruspe né le pale meccaniche hanno rimosso le macerie, ma le nostre mani hanno scavato, cercato, recuperato con delicatezza e custodito con amore le tracce rimaste. Come preziose reliquie. Il lavoro di restauro ha tenuto conto della statica ma anche dell'estetica (…) La Romita conserva il suo fascino originale, quasi arcaico, con la sua architettura essenziale (solo forma e colore delle pietre), funzionale (tutto il complesso è costruito sulla roccia, nella direzione est ovest esposto a sud), organica (sviluppatosi nel corso dei secoli con aggiunte, sovrapposizioni di stili diversi magistralmente armonizzati tra loro), elegante (nella sobrietà degli archi romanici, nella gioiosità accogliente del chiostro, nella luminosità della Chiesa, nella snellezza del campanile). La Romita esprime in modo caratteristico aspetti fondamentali del francescanesimo: la statica e l'estetica, la stabilità e la bellezza, l'austerità e il fascino, la semplicità e lo stupore, la sobrietà e la gioia. La Romita è architettura nella natura, edifici in pietra incorniciati dal bosco, isola bianca nel verde, con monti, valli e cielo azzurro all'orizzonte.

Cappella benedettina

La Romita oggi secondo Alessandra Greco, sua nipote

"Mio zio con fede incrollabile, gioia nel cuore e la capacità di coinvolgere e guidare, aiutato da tantissime persone ha ricostruito l'eremo, che è diventato la proposta di una vita alternativa. Un progetto ecosostenibile di spiritualità e cura dell'altro, della natura e del luogo, un posto dove ritrovare pace, accoglienza e recuperare un più autentico rapporto con se stessi e con altri esseri umani. E si mangia anche bene! Bernardino ha sempre curato anche la parte della cucina, utilizzando ingredienti semplici, ma con molta creatività. È tuttora un luogo dove vengono ospitati i pellegrini. Non è un rifugio per scappare dal mondo, ma per recuperare una visione più umana della vita, da riportare nella propria quotidianità".

San Francesco credeva fermamente che gli esseri umani dovessero vivere in sintonia con la natura, rispettandola e proteggendola come un dono divino. Con parole e concetti oggi di uso comune, possiamo dire che le sue idee su come costruire e vivere nella natura erano guidate dai principi di semplicità, umiltà e sostenibilità. Il lavoro di Fra Bernardino è un esempio straordinario di come i principi di sostenibilità e armonia con la natura possano essere messi in pratica. Tutti potremmo fare nostro un suo ammonimento: Perché non fare il bene e non curare il bello se ne abbiamo la capacità e l'opportunità? È peccato di omissione, come i peccati in pensieri, parole, opere. Siamo responsabili non solo del male fatto, ma anche del bene omesso.


Per maggiori informazioni e per visitare la Romita di Cesi 
www.la-romita.org - telefono 0744283006

Breve biografia di frate Bernardino Greco

Nasce nel 1939 a Montemesola, in provincia di Taranto, riceve la chiamata a 11 anni ed entra in convento giovanissimo. Si laurea in teologia a Tubinga e poi, nella comunità francescana di San Damiano, ad Assisi, accoglie per molti anni pellegrini da tutto il mondo. Da questo impegno, negli anni ‘80, nasce la sua prima opera di ricostruzione, con l’aiuto di una moltitudine di volontari, di un gruppo di casali nella piana di Assisi, da cui nasce la Comunità di San Masseo per permettere, in particolare ai giovani, di fare esperienza concreta di vita francescana. Successivamente viene trasferito nel convento di Todi e da lì, nel 1991, giunge alla riscoperta della Romita. Vi rimarrà fino alla fine dei suoi giorni terreni, avvenuta il 28 maggio 2022.

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